L’ape Buckfast secondo Paul Jungels Intervista di Olivier Verjus Traduzione dal francese di Celeste Milli (sintesi di Giampaolo Palmieri)

Questo articolo è tratto da Info reines n. 100, ringraziamo il
presidente dell’Anercea Thierry Fedon per la gentile
concessione.
Quest’esperienza di selezione testimonia una conoscenza
pratica non comune. Segnaliamo alcuni passaggi
particolarmente significativi:
1) La Buckfast deriva da un incrocio tra una regina italiana e
maschi di ceppo inglese.
2) La produzione in miele non è uno dei criteri di selezione.
3) È un’ape che richiede una selezione permanente per
rimanere interessante.
E’ dovuto a padre Adam l’incrocio che ha portato alla
realizzazione della Buckfast. Padre Adam era un monaco
dell’abbazia benedettina di Buckfast, nel Devon, che si
occupava degli alveari del monastero. Nella sua attività
apistica ha operato costantemente nell’abito del
miglioramento genetico cercando d’introdurre o di
valorizzare i caratteri che giudicava interessanti.
Paul Jungels è un selezionatore dell’ape Buckfast da più di
trent’anni. Vive in un piccolo villaggio, alla fine di una
stretta valle dominata dalle rovine di un castello a nord di
Grand-Duché di Lussemburgo.
Gli obiettivi del suo lavoro sono:
- identificare un carattere interessante da fissare ai propri alveari;
- renderlo trasmissibile con incroci appropriati;
- verificarne la stabilità (se è stato ben trasmesso e si esprime
correttamente).
Queste azioni hanno bisogno di un metodo apistico unico
per tutte le famiglie gestite, affinché tutte le misurazioni
siano corrette e non equivoche. Jungles sottolinea in modo
particolare il concetto dell’omogeneità di conduzione degli alveari e della valutazione dei
dati. A tal fine evita gli interventi che turbano in modo sensibile le colonie ma,
nell’eventualità tali operazioni vengono estese a tutti gli alveari ed effettuate in un arco
temporale sufficientemente ristretto o coincidente.
Il fattore tempo è quindi particolarmente importante e si riflette sulle caratteristiche
ricercate da Paul nella selezione: docilità, tenuta del favo, regolarità di costruzione dei favi,
scarsa propolizzazione, bassa tendenza alla sciamatura, forte capacità di deposizione.
Paul sottolinea che i criteri più importanti di selezione riguardano la vitalità dell’ape regina
e della colonia. La valutazione dell’aspetto produttivo non è così centrale perché può
essere influenzato da diversi fattori e può portare a risultati forvianti.
Paul usa Excel di Microsoft per classificare le sue valutazioni che vengono espresse in un
voto da 1 a 6. In questo foglio elettronico ha realizzato una tabella con le seguenti
colonne:
• il N° della colonia;
• la sua origine (le due linee parentali);
• la vitalità dell’ape regina;
• la vitalità della covata;
• la docilità;
• la tendenza a non sciamare;
• la fertilità;
• il raccolto di primavera;
• il raccolto d’estate;
• la presenza di costruzioni irregolari;
• l’accumulo eccessivo di propoli sui telai e dentro l’arnia;
• l’infestazione di Varroa;
• l’igiene della colonia;
• la pausa invernale della covata;
• l’invernamento della colonia;
L’ultima colonna viene utilizzata per sommare le ultime tredici annotazioni. Nella primavera
successiva gli alveari con i migliori punteggi vengono raggruppati e selezionati: alcuni
andranno a costituire l’apiario per la produzione di maschi, altri l’apiario dell’allevamento
delle regine.
Il “fattore tempo” è per lui fondamentale nell’organizzazione del lavoro. Ha, ad esempio,
spostato alcune operazioni relative alla selezione ed allevamento delle api regine a periodi
meno cruciali. Ha scelto, ad esempio, di utilizzare nuclei di fecondazione abbastanza
grandi perché permette una maggior flessibilità, o, come dice Paul, “loro possono
attendere”.
A fine aprile, prima delle visite di primavera e la posa dei melari, Paul realizza allevamento
di fecondazione naturale. Le condizioni climatiche di questo periodo non permettono ai
maschi di volare molto lontano e quindi la sua stazione risulta sufficientemente isolata. In
giugno e in luglio invece deve ricorrere all’inseminazione artificiale. Paul utilizza solo due
linee come alveari da maschi.
Costante è il controllo delle regine e a tale fine è particolarmente operare con nuclei
“grandi” (modello di padre Adam o con Maniplus ®). Questo gli permette di introdurre le
regine alla fine della stagione, quando queste hanno ormai deposto da più di 8 settimane.
Paul pone particolare attenzione al metodo di introduzione delle regine, poiché le regine
che risultano essere state un po’ strapazzate durante l’accettazione non sono poi in grado
di esprimere pienamente il loro potenziale. L’utilizzo di nuclei di fecondazione “grandi”
permette inoltre di effettuare già una preselezione delle regine prodotte esaminando i
nuclei. Alla fine delle 8 settimane, infatti, lui segna le più difettose per poi eliminarle.
Per le inseminazioni artificiali generalmente procede per lotti di 25 regine sorelle. Ha
bisogno di una mezza giornata per il prelievo dello sperma, poi l’indomani realizza le
inseminazioni. Arriva a invernare 22 regine sorelle per lotto (su 25 inseminate) e a testarle
per mantenere solo quelle migliori per i suoi criteri. Occorrerebbe che fossero più, ma non
può fare dei lotti più grandi poiché manca il tempo …
Questa visita resterà per me un grande momento di apicoltura.
Ancora grazie a Paul per la sua accoglienza molto calorosa e le sue confidenze su
quest’ape Buckfast che lui alleva e seleziona da quando ha ricevuto due regine
dell’abbazia (molto tempo fa). Ma è inutile ordinargli delle regine: le sue madri migliori
sono destinate a colleghi che faranno moltiplicazione per servire il più grande numero di
apicoltori possibile.

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